Buio

Buio.

Sono immerso nel buio.

Completo… impenetrabile.

E silenzio.

Totale.

Sto sognando… deve essere così… deve essere un sogno.

Sto volando.

Veramente non sto proprio volando… sono sospeso… galleggio in questo mare di buio e di silenzio… privo di corpo.

E veramente non è nemmeno così totale, questo silenzio. In realtà sento qualcosa… o meglio, percepisco qualcosa…

delle voci…

non capisco…

ma sembra che parlino di me…

che parlino con me.

Sono confuso.

Il buio però è completo… che strano sogno: il buio è l’unica certezza.

Devo aver mangiato troppo ieri sera.

Ultimamente ho problemi di digestione. Ma a me piace mangiare, e mia moglie cucina così bene… e poi chi non avrebbe problemi di digestione se avesse ormai da tre anni passato i settanta come me.

Settantatre.
Settantatre anni…
Settantatre… ma io non ho settantatre anni! Io ne ho quaranta… anzi devo ancora finirli… credo… sono confuso.

Bisogna che io mi svegli. Sono stanco di questo sogno. Non mi piace affatto. Voglio svegliarmi. Accidenti alla digestione. Deve essere la digestione.

Vediamo. Cercherò di ricordare cosa diavolo io possa aver mangiato ieri sera. Forse questo esercizio di concentrazione potrà calmarmi… potrà liberarmi da questa confusione… liberarmi da questo buio che mi tiene prigioniero… potrà svegliarmi.

Non ricordo.
Non ricordo nulla di ieri sera. Non ricordo dove io sia stato… cosa io abbia fatto… cosa io abbia mangiato… dove io sia stato… per la verità non ricordo affatto che ci sia mai stato un ieri sera.

Devo ricordare… vediamo… mia moglie.
Lei la ricordo. E vorrei ben vedere… se sapesse che mi pongo la domanda “ricordo o no mia moglie?” non so cosa farebbe… anzi lo so… o no… comunque la ricordo benissimo, ieri mattina mentre mi saluta.

Ieri sono uscito molto presto. Dovevo andare a… dovevo andare a… dovevo andare molto lontano. Era ancora buio quando sono uscito. Ricordo di aver baciato le bambine facendo attenzione a non svegliarle… le mie bambine… la gioia di essere padre… indescrivibile.
Ho voluto assistere al parto, tutte e due le volte. Della prima non ricordo molto. Sono svenuto quasi subito. è stata l’unica volta nella mia vita che sono svenuto… ricordo che per qualche istante mi sono sentito come mi sento ora… che strano sogno.

Della seconda, invece, ricordo ogni cosa… ogni minimo dettaglio… ogni azione… ogni parola… mi sembra di poter rivivere quei momenti con gli occhi di chiunque in quella sala… i miei… quelli di mia moglie… quelli del medico… quelli di mia figlia che sta nascendo… mi sembra di aver vissuto non una ma dieci… cento… mille volte quei momenti… ricordo tutto… eppure ogni volta tutto è diverso… che strano sogno.

Comunque, a proposito di sogni, avevo ancora un gran sonno stamattina, quando sono salito in macchina.

Ricordo di essere partito… di aver passato il casello ed aver imboccato l’autostrada… ricordo l’asfalto… alla prossima stazione di sosta mi fermo e mi faccio un bel caffè… il lungo ponte… il silenzio… ed il buio… ricordo… ricordo!

Ora ricordo!

Ricordo tutto… ho provato a sterzare… l’impatto con la barriera… il salto… ricordo il fondo della valle che si avvicina… gli alberi… lentamente… ed in silenzio… e poi l’impatto… ho capito… lo sento… sono morto!

Devo essere morto per forza dopo un volo come quello.

Ora capisco tutto.

Capisco perché io mi senta privo di corpo: io sono privo di corpo… sarà andato in mille pezzi.
Capisco il mio stato.

A ben pensarci, capisco non è la parola più adatta… diciamo che accetto il mio stato.
Tutto sommato l’ho presa bene… neanche una crisi isterica… neanche una lacrima… ma d’altro canto come potrei piangere non avendo più un corpo con cui piangere… l’ho presa bene… sono solo ancora un po’ confuso… ma dopo tutto ci si può accontentare.

Morto.

Sono morto.

Morto.

Devo dire che da quando ho preso coscienza di questo fatto, sono più tranquillo… direi sereno. Pensavo mi sarebbe dispiaciuto di più morire. Meglio così. L’essere sereno mi permette di pensare con più calma, visto che di pensare non ho ancora perduto la facoltà. Ed ora che ho capito cosa sono, sarà il caso di cercare di capire dove sono, dove sia questo aldilà.

Se ne dicono tante.

C’è chi dice di parlarci, con l’aldilà. E c’è chi dice di esserci stato. E di essere tornato. C’è chi dice di ricordare una luce bianchissima, in fondo al buio. Una luce che emana serenità e che ti attira. C’è chi dice di aver resistito a questa attrazione e di essersi risvegliato dalla morte.

Ma intorno a me c’è solo buio.

In effetti, non che l’ambiente circostante mi aiuti poi molto. Il buio continua ad essere sempre buio, e tutto sommato non ho la minima idea di dove io possa essere. Ma sono contento. Sono contento perché, nonostante ciò che mi è capitato e che mi sta capitando, non ho perso la mia capacità di ragionare. Sono sempre stata una persona estremamente razionale, con la testa sulle spalle, se ce le avessi ancora. Fin da ragazza io… no… volevo dire fin da ragazzo io… credo… sono ancora un po’ confuso. Ma mentre prima questa mia confusione mi provocava ansia e turbamento, ora sono calmo.

Il fatto che io stia così bene mi fa quasi sperare di essere finito in Paradiso. Ma il Paradiso di chi? O forse sono in una stazione di passaggio, di smistamento, come in quel film in cui un angelo toglie l’anima del protagonista dal corpo un attimo prima che sia realmente morto, e lui non sarebbe morto, e per riparare all’errore lo mettono nel corpo di un altro, e lui si rifà una vita.

E chissà che non si siano sbagliati anche nel mio caso.

Ma io so di essere morto. So di essere… so di non essere… di non essere più… di non essere ancora… eppoi ricordo la mia morte.

La ricordo così nettamente. Ricordo ogni attimo, ogni mio pensiero. Mi sembra di esser morto non una ma dieci… cento… mille volte… ed ogni volta in un modo diverso… sono confuso.

Luce.

La vedo.

In fondo al buio.

Mi abbaglia e mi attira!

Allora è proprio come dicevano.

E allora forse non sono ancora morto!

E allora, se resisto, forse posso ancora salvarmi!

Ma non posso… non ci riesco… sono spinto verso quella luce… mi chiamano.

Luce.

Sono immerso nella luce.

Magnifica… abbagliante.

E suoni.

Percepisco… o meglio, sento una quantità enorme di suoni.

Non c’è più calma… apro gli occhi… ho gli occhi… e lo vedo.

Non posso sbagliarmi… la mascherina sul suo volto… i guanti sulle sue mani… enormi… che mi tengono… è un chirurgo… sono vivo… mi stanno salvando… ma è gigantesco.

Mi guardo intorno… e capisco… riconosco il posto… una sala parto… ricordo… sono nata!

“Tutto bene, signora. è una bella femminuccia!”

E dimenticò tutto.

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